lunedì 1 agosto 2005

Analisi

Quando si parla di Genova si porta spesso ad esempio la convivenza delle due squadre Genovesi. Si parla della passione per il calcio e si cita spesso l'esempio del Derby dove “si va Genoani e Doriani a braccetto” e dove “Non è mai successo niente” Questa situazione - a mio parere - nasce da un EQUILIBRIO che si è costituito negli anni basato su un SISTEMA di REGOLE non scritte che però tutti rispettano. Ci sono ambiti dove l'odio sportivo è permesso e altri dove non è permesso. Faccio alcuni esempi. E' permesso “odiare visceralmente i cugini”, è permesso “Gufare”, è permesso esultare per la retrocessione dell'altra squadra o per una sconfitta ad es. in coppa dei campioni. Ma NON sono permessi gli atti violenti – botte coltelli risse e non è permesso strappare le bandiere altrui. Nonostante a parole tutti si augurino a vicenda le peggiori disgrazie n realtà nessuno NEGA all'altra squadra IL DIRITTO DI ESISTERE. Soprattutto “l'odio” non c'è più in certe occasioni in cui tutti i tifosi genovesi sono veramente grandi: ad esempio quando c'è da fare della solidarietà. Quando morirono Mantovani e Signorini il lutto sincero fu di tutta la città. Molto raramente questo equilibrio si è rotto. Quando ciò è accaduto sia il Genoa sia la Samp ne hanno avuto gravi danni. Una occasione - e l'unica a quanto io ricordi – in cui questo equilibrio si ruppe fu l”AFFAIRE MONTELLA”. In tutta la città serpeggio il brivido: da parte Genoana il brivido del tradimento, del colpo basso. Ci fu la netta sensazione di essere stati vittime di una “furbata” Anche i Sandoriani reagirono. All'inizio furono ovviamente fieri: prima di tutto per il valore del centravanti, in secondo luogo – è ovvio – per le innumerevoli occasioni di “menaggio” che si prospettavano nei confronti dei cugini Genoani. Solo in seguito si resero conto che anche a loro non era convenuto rompere questi equilibri. Infatti, forse per le macumbe portasfiga emesse da Spinelli che si rivelarono più efficaci di una Fatwa emessa da Imam Islamici la realtà fu che da quel momento le cose iniziarono a girare male anche per i Multicolor. Enrico Mantovani, l'autore del gesto, affondò in classifica e nella stima dei tifosi fino a diventare il più bestemmiato presidente della storia della Samp. Montella fu il principale artefice della retrocessione della Sampdoria. Lo fu in maniera attiva – una marea di goals incredibili sbagliati – e passiva – per il lungo infortunio che gli costò mezzo campionato. Dopo il caso Montella fino ai giorni nostri non ricordo altri episodi. In questo ultimo periodo questo equilibrio si è rotto perché sono intervenuti due fattori: un presidente del Genoa ambizioso ma “foresto”, la volontà del presidente della Samp Garrone. Il primo episodio è sicuramente la vicenda del trasferimento dello stadio da Marassi a Trasta. La proposta non era appropriata né nei contenuti né nei i modi in cui fu presentata. Anche i Sandoriani - se si fossero fermati a riflettere – avrebbero dovuto essere contrarissimi. Figuriamoci abbandonare il luogo del loro Scudetto. Fosse successo al Genoa lo stadio di Marassi sarebbe un Tempio intoccabile dove magari custodire i cimeli dell'avvenimento es. la maglietta sudata di Pari del 91 oppure gli ultimi capelli di Lombardo recuperati nello scarico della doccia o l'impronta del piedone di Cereso. Per i Doriani – evidentemente – i sentimenti contano meno. Il secondo episodio è recente e non necessita di ricordo. Due magistrati di cui uno di sicura fede doriana che hanno approfittato della loro carica per colpire il Genoa. Il terzo episodio attiene alla carica del Presidente degli Industriali Bisagno. Mentre il precedente Presidente Dott. Zara nonostante la fede genoana si attivò – e molto – ricercare attivamente una soluzione alla grave crisi societaria della Sandoria allora sull'orlo della serie C e del fallimento, l'attuale presidente Bisagno ha suggerito a Preziosi di farsi da parte sapendo bene – è storia dell'altro ieri – che a Genova non c'è alcun imprenditore disposto ad investire nel Genoa. Tant'è vero che questi fantomatici imprenditori si sono meritati l' appellativo di Maniman. Quindi l'intervento di Bisagno – contrariamente a quello di Zara volto alla sopravvivenza della Samp - è stato una mossa rivolta alla sparizione del Genoa (povero illuso!) Il quarto episodio attiene a Novellino. Non interessano a nessuno le parole di circostanza tipo “Sono dispiaciuto per il Derby che non ci sarà, etc” Novellino ha la grande occasione di chiarire l'episodio di Ravenna. Chi è stato a Ravenna in quella famosa partita ricorda il clima e i protagonisti: Iachini, Novellino, etc. Chi si ricorda di Ravenna non può non aver notato le analogie impressionanti con Piacenza quest'anno: i giocatori che s'abbracciano a fine partita, il pallone scagliato a cielo, etc. Quante volte si è rimproverato a Spinelli - e lo hanno fatto anche giornalisti che ora si stracciano le vesti di non aver pagato più del Bari e del Lecce ( o era il Napoli?) per quella partita. Senza il ricordo di ciò che era accaduto Ravenna non ci sarebbe stato neanche Piacenza e Venezia. Novellino – tanto c'è la prescrizione – dovrebbe raccontare finalmente la verità su quegli episodi Adesso la città è ad un bivio. O si ricostituisce questo equilibrio e si riprende a convivere civilmente ( e a menarselo a vicenda. come prima e più di prima) Oppure inizierà il tutti contro tutti. E staremo tutti più male. Reputo che convenga anche ai Doriani perché – ne sono convinto - la buona sorte del Doria finirà presto come è finita al tempo di Montella. Perché la fortuna non esiste però se tanti battiti d'ali sono contro, addosso ti arriva un tornado. Se passa l'idea che chiunque sia in una posizione di vantaggio se ne può approfittare – vedi Garrone, lari, Bisagno, il Secolo XIX, etc. allora anche i Genoani ne prenderanno atto. Credete sarà bello vivere in una città dove i Genoani boicotteranno sistematicamente i Doriani, in tutte le loro manifestazioni. Nelle nostre attività quotidiane tutti abbiamo mansioni e ruoli dove abbiamo spazi discrezionali. In un ufficio, così come in Fabbrica o all'Università o all'Ospedale, ci sono addetti che per loro dovere devono prestare determinati servizi. Ognuno di noi sul lavoro ma anche nella vita quotidiana - ha degli ambiti dove può scegliere se fare una determinata cosa oppure no. Puoi scegliere se fare o meno un piacere, una cortesia, un aiuto. Se hai bisogno di un giorno di ferie fai cambio con un collega; se ti manca una firma chiedi cortesemente all'impiegato di sollecitarla. Gli esempi possono essere innumerevoli. Solo tu puoi decidere: nessuno ti obbliga, lo fai solo se vuoi. Se non si pone subito rimedio a questo clima avvelenato e si ristabiliscono gli equilibri rispettando le precedenti regole ci troveremo a vivere in una città in cui qualsiasi Genoano - dal Cameriere al Professore Universitario, dall'Infermiere al Vigile Urbano - naturalmente senza violare la legge e senza venire meno ai propri doveri – boicotterà sistematicamente i Sandoriani con l'unico obiettivo di fare terra bruciata intorno. Nessuna collaborazione – in nulla e mai. Vogliamo vivere in una città così. Teniamo presente anche l'inevitabile controboicottaggio. Ripeto - Vogliamo vivere così in futuro?

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